EU taxonomy

Quando si incontra per la prima volta la parola “Tassonomia”, generalmente ci si trova come davanti ad un muro, immaginandosi una struttura complessa, che solo gli addetti ai lavori possano decifrare

In effetti, in buona parte, un po' per il nome e soprattutto per la complessità di questa normativa dell’Unione Europea, è così.  

D’altro canto, le nuove linee guida Ue danno la possibilità di cogliere degli aspetti semplici, già presenti nella vita quotidiana e nel business della maggior parte della popolazione e delle attività economiche, che risultano allo stesso tempo innovativi, per calarsi e farsi guidare in un nuovo mercato: quello della finanza sostenibile.

La parola Tassonomia, infatti, deriva dal greco traducibile in “tassinomia” e significa essenzialmente “fare ordine o dare una classificazione”.

Ed è questo infatti l’obiettivo della Commissione Europea che, attraverso una nuova regolamentazione, si propone istituire un nuovo linguaggio, nuove marco-classi e un lessico comune: definire un sistema di classificazione che chiarisca quali investimenti sono sostenibili dal punto di vista ambientale, prevenendo il greenwashing e aiutando gli investitori a compiere scelte più ecologiche.

Una bella sfida dunque, quando c’è tutto da definire, compresi i nomi o le regole fondamentali, soprattutto se applicate ad un tema che è prioritario, non ulteriormente rimandabile e persino “creativo”, come può essere quello della finanza “green”, o per usare un’accezione meno mainstream “finanza etica, sostenibile e con obiettivi a medio-lungo termine”.

Qui nasce il vero quesito dell’Unione Europea che ha portato allo sviluppo della Tassonomia: come coniugare gli aspetti di business e di fatturato, lato finanza e imprese che devono anche riprendersi da una situazione pandemica, con degli aspetti più qualitativi come possono essere quelli delle caratteristiche “ESG”, ovvero di Environment, Social and Governance”?

Genealogia della Tassonomia verde

Dal 2018, la prima risposta dell’Unione Europea è stata convogliata nella formazione di un tavolo consulenziale, il Teg “Technical Expert Group”, formato da persone di rilievo nel mondo della finanza, giuridico, delle imprese e della società, che provano a capire come dare forma a un nuovo modo di fare business.

In prima battuta, non a caso, il Teg pubblica nel 2019 una sorta di preview della normativa, ovvero “The Non-Bunding Guidelines”, dove si danno delle linee guida appunto “non stringenti”, per sviluppare in seguito la Tassonomia e declinarla nelle tre aree: ambiente, sociale e governance.

C’è da sottolineare inizialmente che, come impostazione primaria, il Teg come membro consulenziale dell’Unione Europea, sceglie di non suddividere nettamente le tre aree di interesse ESG, ma di connetterle con un fil rouge comune, attraverso una normativa dinamica, di approccio scientifico e che nel tempo istituirà legislazioni e norme a tutti i tre pillar ESG.

Finora ha visto luce ed è stata completamente approvata e legislata, la Tassonomia riguardo l’ambiente, pubblicata dall’Unione Europea nel Giugno 2020, comprendendo in sé in modo embrionale anche alcuni aspetti della Tassonomia Social, attualmente in forma da proposta.

La Tassonomia Ue che definisce essenzialmente cosa può essere un investimento sostenibile, nella parte relativa all’ambiente, si pone di anzitutto l’obiettivo di regolamentare le soglie per raggiungere gli obiettivi degli Accordi di Parigi (meno 55% emissioni nel 2030) e neutralità climatica prevista dall’agenda 2050.

Per farlo davvero, senza cadere nel “greenwashing”, che tradotto significa “parlare per coprire la facciata di aspetti business, mitigandoli con aspetti etici di rispetto verso l’ambiente”, obiettivo che la Tassonomia UE contrasta apertamente nella normativa, sono istituiti sei obiettivi fondamentali relativi al clima e le possibili azioni e modi che le aziende finanziarie e non possono intraprendere per raggiungerli, misurandosi con appositi indicatori, che per un target di circa 50.000 aziende sarà obbligatorio dal 2023.

Dei sei obiettivi che sono, nello specifico:

  • mitigazione ai cambiamenti climatici,
  • adattamento ai cambiamenti climatici,
  • uso sostenibile delle risorse idriche,
  • transizione verso un’economia circolare,
  • controllo e prevenzione dell’inquinamento
  • protezione di un ecosistema salubre.

Di questi, finora la Tassonomia ha declinato, tramite appositi Atti Delegati, i primi due obiettivi di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici.

Per mitigazione la normativa tassonomica europea, intende quelle azioni intraprese da attività di business, che riescono a contribuire in maniera sostanziale al raggiungimento delle soglie previste dagli accordi di Parigi, dagli SDGs e dall’Agenda 2050 e che riescono già ora a riorientare le attività interne di business in questo senso, tramite attività low carbon o enabler (ovvero che stanno per intraprendere una conversione del business in tal senso).

Invece per adattamento ai cambiamenti climatici, si intendono invece quelle attività di business che, pur non contribuendo alla riduzione delle emissioni nelle attività economiche, sono in grado di adattarsi al cambiamento climatico, tramite strategie di business che consentano lo stabilizzarsi (ovvero il non innalzarsi) delle emissioni climatiche.

Non solo green, premiati anche i miglioramenti di chi inquina

Per portare a bordo la maggior parte delle compagnie europee all’interno di questo sistema innovativo di conversione verso la sostenibilità ambientale, la Tassonomia UE ha introdotto una terza categoria, che interessa quindi l’ambito delle attività economiche coinvolte nella transizione ecologica, definite appunto “transitional” e sono le aziende che adottano una strategia di riconversione in termini di sostenibilità, che coinvolgerà la maggior parte delle aziende PMI, a partire dal 2023.

Le attività definite transitional nella Tassonomia, infatti, prevedono che ci sia un’attenzione ai temi di sostenibilità etica, seppur ancora da sviluppare tramite tecnologie innovative e di business, ma che le aziende, tramite investimenti privati e pubblici, sono pronte ad intraprendere.

E qui l’altro tema fondamentale della Tassonomia: si vuole porre come bussola, non solo per convogliare investimenti dell’Ue o degli stati membri, ma per attirare investimenti privati e partner finanziari per sostenere il cambiamento.

L’Unione Europea, infatti, attraverso questa regolamentazione e altre normative correlate, si pone come obiettivo di essere leader nel cambiamento del mondo della finanza e del business, coinvolgendo quanto più possibile paesi stranieri e compagnie, con un unico obiettivo: allineare l’economia all’etica, alla sostenibilità intesa in tutte le componenti, attraverso il filtro dei criteri ESG di investimento.

 

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