Economia Circolare: un modello da abbracciare per aziende più sostenibili

Quando si pensa ad un sistema economico in armonia con la natura ed il territorio, viene sempre in mente la forma del cerchio, dell’interconnessione e della natura che da fonte diviene capitale e poi ritorna a trasformarsi, in sempre nuovi elementi.

In un sistema organico la rigenerazione continua, quindi, dove non ci sono sprechi e che attraverso le varie tecnologie a disposizione, riesce a ri-immettere nel ciclo produttivo sempre nuova linfa per le imprese, che collaborano in tutta la filiera e fasi del processo, per ottimizzare le risorse e produrre meno rifiuti e inquinamento possibili.

Questo è, in sintesi, il modello di economia circolare perfetto che si è andato definendo, dalla fine degli anni ’70, quando si è cominciato ad intuire che il modello lineare del “make-take-dispose”, non fosse più sostenibile in ottica di lungo periodo, ma andasse sostituito con un modello di produzione e consumo che mira a estendere il ciclo di vita di materiali e prodotti attraverso modalità come la condivisione, il prestito, il riutilizzo, la riparazione e altro dei beni,  creando un nuovo modo per fare incontrare domanda e offerta.

Utilizzando una definizione elaborata dalla Fondazione Ellen MacArthur, promotrice di questo modello di sviluppo, con Economia Circolare s’intende «un’economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati a essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera».

Con questa definizione classica della circolarità si tengono essenzialmente conto i fattori ambientali insiti nel modello che, ad oggi, può vantare un sistema ampliato secondo i criteri ESG, portando l’economia circolare ad essere il modo per realizzare il sistema integrato di sostenibilità.

Non si tratta infatti solo di ottimizzazione delle risorse e di rispetto dei criteri ambientali nel modello circolare, ma si impattano anche le aree del sociale e della governance, dove se nelle prime si coinvolgono le comunità locali al fine di portarle a bordo per il raggiungimento di obiettivi sostenibili comuni, nell’area della governance, a livello aziendale, troviamo l’impegno verso gli stakeholder ad essere compliant a criteri ESG e a principi etici, che spesso porta alla redazione del proprio Codice Etico.

Economia circolare e filiera

Un requisito fondamentale per l’istituzione di un modello funzionante di economia circolare è la collaborazione tra aziende appartenenti alla stessa o a diverse filiere. Generalmente una filiera circolare si basa su un sistema di pre-qualificazione ambientale e sociale, attraverso l’ottenimento  di rating di sostenibilità, incentrato maggiormente sulla selezione di fornitori locali e che si immette in una rete di distribuzione di mercato locali. A tal fine è importante l’istituzione di partnership e accordi per la collaborazione stabile tra soggetti, finalizzata allo scambio di risorse.

La filiera, che si suddivide tra aziende che producono beni e servizi e aziende che si collocano nelle varie fasi produttive della filiera stessa, generalmente si classifica su cinque asset principali, individuabili in:

  • Input dei processi produttivi, ovvero le materie prime;
  • Processi produttivi
  • Commercializzazione e post utilizzo del prodotto
  • Assets e operation (edifici)
  • Strategia e innovazione

Tra queste cinque macro-aree vengono intraprese le azioni necessarie all’istituzione di una filiera circolare virtuosa.

Aree di impatto dell’economia circolare

Per esplorare le maglie dell’economia circolare è necessario tenere in considerazione alcune aree del processo produttivo e con esse alcune pratiche che vengono sviluppate.

I principali ambiti di cui si occupa un modello economico circolare sono infatti i seguenti:

Ecodesign

Riguarda la progettazione del prodotto in un’ottica di circolarità, considerando tutte le fasi del processo, dall’approvvigionamento delle risorse al suo smaltimento, pianificando anche una logistica di ritorno per il riutilizzo dei materiali.

Modello di business

Qui vengono considerati nuovi modelli di reddito, dove all’interno di un’azienda o di una filiera, si mettono ad esempio in condivisione i beni strumentali e utili alla produzione, oppure si istituiscono logiche di remunerazione in base all’utilizzo effettivo del bene.

Capitale naturale

Nell'approvvigionamento si considera la sostituzione delle materie prime in via di esaurimento o non rinnovabili, con materie seconde o biomateriali.  Si effettua inoltre la sostituzione di materie e sostanze inquinanti, tossiche, pericolose per la salute e l'ambiente.

Energie rinnovabili

Nell’impiego di energia al fine della produzione, si considera prioritariamente l’impiego di energia derivante da fonti rinnovabili o di carburanti da fonti rinnovabili.

Nel paradigma dell’economia circolare, infatti, basandosi essenzialmente su attività definite “transitional” dalla Tassonomia, si vuole spingere verso modelli di energia alternativi e che considerano un consumo adeguato ed ottimizzato delle risorse, in ottica di efficientamento energetico.

Gestione dei rifiuti

Le azioni volte all’ottimizzazione della gestione dei rifiuti sono fondamentali per il paradigma di circolarità, in quanto i rifiuti devono tendere a diventare nuove risorse, reinseribili nel sistema produttivo. A tal fine si considera l’efficientamento della logistica inversa, la prevenzione e recupero di rifiuti e scarti, unitamente alla riduzione di emissioni inquinanti in acqua e atmosfera. 

Le sopra descritte, insieme ad altre molteplici aree di applicazione dell’economia circolare, come la transizione dei trasporti e della distribuzione verso sistemi di lungo raggio e sostenibili, oppure la sensibilizzazione verso le comunità locali di stili di vita sostenibili, che vanno dalla mobilità a stili di acquisto e consumo, sono le pratiche ad oggi messe in campo per realizzare un sistema di economia, che possa far guardare nuovamente al futuro in ottica circolare.

Come è risaputo, guardare al futuro è anche un guardare al passato, per prendere spunto da pratiche virtuose anche di alcuni secoli fa, come teorizzato da molti economisti al momento, per ri-creare un sistema produttivo che si basi sull’essenza stessa del circolo, ripetendosi continuamente e non portando ad una fine, che sia di risorse, di capitali o della biodiversità.

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